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IMMIGRAZIONE, SCIOPERO FAME CIE MILANO, DETENUTO: "VIA CORELLI E' PEGGIO DI UN CARCERE"


Cronaca

I migranti chiusi nel Centro di identificazione ed espulsione (Cie) di Via Corelli a Milano, dal 3 marzo sono in sciopero della fame. Chiedono un trattamento più umano e protestano contro la legge Bossi-Fini, racconta Omar Diop, raggiunto telefonicamente da CNRmedia.


"Lo sciopero sta andando avanti, anche se la gente è un po' debole, perchè non mangia. Abbiamoiniziato il 3 marzo e dalla settimana prossima faremo sciopero a turno perchè fino ad ora nessuno ci ha ascoltato e se continuiamo così rischiamo di stare male". A dirlo a CNRmedia è Omar Diop, detenuto nel Cie di via Corelli a Milano, raggiunto telefonicamente.

Omar Diop è senegalese e ha lavorato 17 anni in Italia. Fino a luglio scorso, quando ha perso il lavoro, aveva regolare permesso di soggiorno. A Bergamo, dove lavorava in una fabbrica, aveva comprato casa accendendo un mutuo, si era sposato e aveva formato una famiglia.

"Siamo in 18 a non mangiare nella sezione maschile, poi ci sono le donne e i trans.Chiediamo di accorciare i tempi di detenzione, e dici detenzione perchè via Corelli è un carcere vero e proprio - prosegue Diop- Noi ad esempio non abbiamo commesso nessun reato avevamo un permesso di soggiorno che è scaduto, ma abbiamo un passaporto. E ci tengono qui sei mesi per identificarci. Siamo vittime della legge Bossi-Fini".

Diop denuncia che le condizioni del centro sono precarie in termini di assistenza medica e pulizia e che vengono negati i diritti fondamentali. "C'è gente che malata: un ragazzo dello Zambia ha la schiena rotta. Ha un permesso di soggiorno spagnolo in corso di validità e lo tengono qua. Un'altro della Nigeria ha avuto lo status di rifugiato politico dall'Italia, era in Germania, è rientrato e l'hanno portato al Cie. E' illegale. Un ragazzo rumeno era stato rilasciato dal giudice di pace qua e dopo un'ora l'hanno riportato dentro, perchè è stato fermato all'uscita del centro dalla polizia. Aspettano che moriamo per rilasciarci? Allora noi andiamo avanti perchè la libertà non ha prezzo", conclude Diop.

CNRmedia - 11/03/2010




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