Cronaca
22 marzo, l'Onu celebra la giornata mondiale dell'acqua. Ieri a Roma manifestazione contro la privatizzazione dei servizi idrici decisa dal governo. Rosario Lembo, presidente del Contratto mondiale sull'acqua, a CNRmedia: "Il privato concepisce l'acqua come una merce da vendere, quindi non ha motivi di ridurre i consumi, anzi"
Si celebra lunedì 22 marzo in tutto il mondo la giornata dell'acqua voluta dall'Onu. Al centro delle iniziative la difesa del diritto all'acqua e la salvaguardia dalla mercificazione. Ieri a Roma oltre 200mila persone, secondo gli organizzatori, hanno manifestato contro la privatizzazione dei servizi idrici decisa dal governo.
"Il governo italiano ha classificato per legge l'acqua una merce, come tale da mettere sul mercato e quindi da gestire attraverso gare d'appalto ad imprese private a cui i Comuni dovranno affidare la gestione dei servizi idrici", spiega a CNRmedia Rosario Lembo presidente del Contratto mondiale sull'acqua in Italia. "Questo accadrà alla scadenza del 31 dicembre del 2011 per cui dal 1 gennaio 2012 tutti i Comuni e quindi anche noi cittadini che con la fiscalità generale abbiamo finanziato le nostre reti e i nostri acquedotti saremo costretti a mettere questo nostro patrimonio al servizio del mercato e quindi oggetto di speculazione privata".
"Il privato - continua Lembo - concepisce l'acqua come una merce, come qualcosa da vendere, più acqua vende, più guadagna". "Non ha conveninenza a ridurre le perdite, a fare gli investimenti e garantire una qualità buona dell'acqua: se per caso quel pozzo si inquina si continuerà a pescare acqua perchè l'importante è vendere".
"Questa cultura è diversa da una cultura pubblica - spiega ancora il presidente del Contratto mondiale sull'acqua in Italia - dove invece, volendo concepire l'acqua come un bene comune, che appartiene alle comunità e ai territori e che quindi dobbiamo preservare anche per chi verrà dopo di noi, l'obiettivo è quello di ridurre la quantità di acqua consumata, di fare una politica di educazione, di sensibilizzazione, di uso civico di questa risorsa". "E inoltre il pubblico non avendo per scopo quello di fare il lucro può permettersi delle gestioni in equilibrio: costi uguale ricavi".
Tra l'altro il nostro è uno dei Paesi dove è sempre mancata una politica di preservazione dell'acqua. "Abbiamo delle medie sprecone nei comportamenti individuali, - spiega Lembo - abbiamo delle grandi perdite (intorno al 30-40% dei nostri acquedotti), sono oltre 20 anni che non si fa manutenzione, che i Comuni non sono messi in condizione di potere avere a disposizione risorse, manca una politica nazionale che è frantumata tra tre e quattro ministeri per preservare e conservare questi acquedotti". "E nonostante ciò - conclude - si pensa invece a costruire nuove opere infrastrutturali anzichè reinvestire su questo grande patrimonio che abbiamo".
CNRmedia - 21/03/2010