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VENEZIA: FRA MATTI E MACELLAI


Cultura e Spettacolo

Alla 67esima Mostra del cinema, presentato il primo film italiano in concorso: La pecora nera di Ascanio Celestini, ambientato in un manicomio degli anni ’60. Applausi per Machete, pellicola fuori gara firmata da Robert Rodriguez e con un cast che delizierà i cinefili: ci sono Robert De Niro, Steven Seagal e Jessica Alba


Che fosse uno spettacolo lo si sapeva, ma Machete è qualcosa di più. Dieci minuti di applausi hanno salutato l’ultimo folle parto creativo di Robert Rodriguez, vecchio compagno di merende di Quentin Tarantino, nonostante fosse ormai notte fonda in Sala Grande. Un film che indubbiamente diverrà, presto o tardi, un cult, anche grazie ad una violenza mai come in questo caso grottesca e spettacolare e ad un cast particolarmente cinefilo (in cui spiccano Robert De Niro, Steven Seagal e Jessica Alba). 

 

Questi i macellai, passiamo ora ai matti, quelli targati Ascanio Celestini. Oggi è stato infatti presentato in Concorso La pecora nera, tratto dall’omonimo spettacolo teatrale dello stesso Celestini: intimo racconto di un manicomio nei favolosi anni Sessanta, tra Sapore di mare e scariche di watt per illuminare l’esistenza di questi poveri cristi senza croce. Per essere il primo rappresentante della pattuglia italiana al Festival, non ci si può proprio lamentare. Anzi, pare che quest’anno per il tricolore (almeno quello cinematografico) volga decisamente al meglio: unanimi consensi ha suscitato anche L’amore buio, inserito nel programma delle Giornate degli Autori,  pellicola firmata dal cineasta napoletano Antonio Capuano. E poi soprattutto è giunta decisamente l’ora che i film facciano superare l’impasse dell’“affaire-Letta”, il cui passaggio sul Red Carpet veneziano pare ormai preda delle più disparate congetture.

 

Ci rimane lo spazio giusto per sorvolare sugli altri due film in Concorso presentati oggi: l’interessante ma fin troppo letterario Norwegian Wood, tratto dall’omonimo best-seller di Haruki Muratami, firmato da una vecchia conoscenza di Venezia che porta il nome di Tran Anh Hung (peraltro vincitore del Leone d’Oro nel 1995 con Cyclo); e Miral, di Julian Schnabel, in cui il regista guarda all’annoso conflitto israelo-palestinese attraverso una lente tutta virata al femminile: anche in questo caso però si respira forte la fonte letteraria (è tratto dal romanzo della scrittrice e giornalista palestinese naturalizzata italiana Rula Jebreal).    

Lorenzo Leone CNRmedia - 02/09/2010




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