Cultura e Spettacolo
Lo scrittore americano torna con "Il sangue è randagio", puntata finale della trilogia dell'America sotterranea. Un romanzo potente che parte dopo gli omicidi di Luther King e dei Kennedy
Si era messo in testa di riscrivere la storia degli Stati Uniti. Ci sono voluti 15 anni, ma alla fine James Ellroy, di passaggio a Milano, ha chiuso il cerchio, ha messo il punto alla sua Storia alternativa, sotterranea, dell'America; si è concesso, e ha concesso ai lettori, un'altra prospettiva rispetto alla "versione ufficiale".
"Il sangue è randagio" (appena uscito in Italia per Mondadori) è il terzo e ultimo capitolo della trilogia cominciata con "American Tabloid" e "Sei pezzi da mille", un'opera complessa e potente con cui lo scrittore californiano ha messo in scena, tra il 1958 e il 1972, una gigantesca guerra tra il male (il crimine organizzato alleato con il capo dell'Fbi, J. Edgar Hoover e il miliardario Howard Hughes) e il bene, rappresentato da Robert Kennedy e Martin Luther King.
Il romanzo parte dopo i loro omicidi: nell'estate del '68 gli Stati Uniti sono sul punto di esplodere, le collusioni e le speculazioni politiche si intrecciano con le rivendicazioni dei militanti afroamericani e gli affari sporchi di poliziotti e agenti dei servizi corrotti. L'era Nixon comincia in uno scenario da tragedia greca dove nessuno sembra poter avere scampo, a tirare i fili del destino ci sono tre uomini e una femme fatale, la comunista ebrea Joan Rosen Klein.
"Il sangue è randagio" è la tappa finale di un viaggio dentro una realtà inquietante ma possibile, è romanzo storico, è fiction, è noir, è hard boiled. Ma, soprattutto e inaspettatamente, è anche una lezione sul cambiamento e sulla redenzione. Noi abbiamo incontrato James Ellroy.
INTERVISTA A JAMES ELLROY DI RAFFAELLA CAPRINALI
CNRmedia - 01/02/2010