Cronaca
Il critico Philippe Daverio a CNRmedia: "Il nostro Paese se ne frega del patrimonio culturale, un po' come avviene con l'emergenza PM10: una domenica senz'auto e il problema smog è risolto"
Un altro pezzo della nostra storia più grande e invidiata nel mondo potrebbe sparire, acquistato da un privato o da una fondazione che di fatto ne escluderebbe la visione ai più: stiamo parlando della vendita all'asta dell'archivio di Giorgio Vasari, domani, 9 marzo, presso il Museo di Casa Giorgio Vasari, ad Arezzo.
Partenza d'asta, eseguita da Equitalia Cerit Spa, due milioni e 600mila euro. Il sindaco di Arezzo ha chiesto nei giorni scorsi che un bene così prezioso, pignorato alla morte del suo proprietario, venga acquistato dal Ministero dei Beni culturali. Ad oggi si può solo contare sul fatto che l'archivio non valichi i nostri confini: il ministero ha disposto nel '94 il vincolo pertinenziale, ribadito dal Tar della Toscana nel '98. Una scelta che scongiura l'acquisto da parte di Mosca: secondo voci di corridoio i russi erano disposti a sborsare 150 milioni di euro per accaparrarselo.
"Giorgio Vasari è un bravo pittore della metà del '500, ma soprattutto è l'autore della prima storia degli artisti italiani: Vasari racconta la vita dei suoi colleghi contemporanei, ma viaggia anche per paesi e città a raccogliere le testimonianze di chi conobbe pittori e scrittori già morti al tempo delle sue ricerche. Vasari offre col suo lavoro un mirabile spaccato della realtà artistica del Cinquecento, lasciando documenti che sono di inestimabile valore per il mondo, non solo per l'Italia, perché il Cinquecento italiano non è un patrimonio solo nazionale ma eterno e universale" così spiega l'importanza del Vasari a CNRmedia il critico d'arte Philippe Daverio.
Com'è possibile che un bene tanto prezioso finisca all'asta, con il rischio di perderne in seguito le tracce? "L'Italia parla di beni culturali, ma se ne frega completamente: noi siamo un Paese espiatorio, dove si fanno delle cose per finta per evitare di fare quelle vere. Il rapporto dell'Italia col caso Vasari non è dissimile da quello dell'Italia con le polveri sottili: facciamo il finto gesto espiatorio di una giornata senza automobili nel centro di Milano e di Torino, c'è l'uno per diecimila dello sporco e ci dimentichiamo del resto. Si notifica una sedia o un portacenere, e poi scordiamo le cose importanti".
L'archivio Vasari è importante quanto un dipinto o una scultura: "La nostra visione popolare e trasversale, e quindi a volte ministeriale, delle questioni culturali riguarda solo pittura e scultura, dimenticando che la vera e più potente delle documentazioni della cultura di un Paese sono gli archivi. Mi auspico che il ministro Bondi, colto da un attimo di sensibilità, emetta il denaro per acquistare l'archivio Vasari. Non dimentichiamoci che sono parecchi soldi, ma si può fare. Le fondazioni di alcune banche potrebbero avere i fondi, anche se la crisi le ha impoverite parecchio. Poi potrebbe mettere mano al portafogli il nostro presidente del Consiglio, che potrebbe pensare a una Fondazione Berlusconi".
Francesca Sassoli CNRmedia 08/03/10