Cronaca
"Il ministro degli Esteri non commenta la questione dei rifugiati eritrei detenuti in Libia". Così Maurizio Massari, portavoce del ministro Frattini risponde a CNRmedia sull'eventualità che l'Italia conceda asilo ai circa 250 eritrei detenuti nel sud della Libia. Don Mussie Zerai, missionario in contatto con i rifugiati, chiede un intervento del governo italiano.
"Il ministro degli Esteri ha deciso di non commentare la questione dei rifugiati eritrei detenuti in Libia". Risponde così a CNRmedia Maurizio Massari, portavoce del ministro Frattini, a chi gli chiede se l'Italia è disponibile a concedere asilo ai circa 250 rifugiati eritrei detenuti nel sud della Libia. Da qualche giorno si erano perse le tracce di queste persone in fuga dal loro paese, che l'esercito libico ha portato in un campo in mezzo al deserto. Il giornalista Gabriele del Grande, il primo a denunciare al vicenda sul suo sito web FortressEurope, li ha definiti "deportati".
"Non è un problema tra Italia e Libia. Piuttosto - prosegue il portavoce di Frattini - , l'Unione Europea è disposta a farsi carico di questi rifugiati eritrei? Finora sembra proprio di no. Abbiamo sempre sollecitato un intervento solidale della Ue ma non è arrivato. Non si capisce perché solo l'Italia si debba fare carico di questi rifugiati e del problema dei rifugiati in generale. Siamo disposti a fare la nostra parte - conclude - ma nel quadro di un'azione collettiva della UE".
Don Mussie Zerai, sacerdote missionario e responsabile dell'agenzia Habeshia per la Cooperazione allo Sviluppo è in contatto telefonico con i rifugiati. E descrive a CNRmedia le loro condizioni drammatiche: "Ci sono 18 persone rimaste ferite durante scontri con la polizia il 29 giugno che non hanno ancora ricevuto le cure mediche, quindi le loro condizioni di salute stanno peggiorando. Altre persone ora detenute hanno problemi dovuti forse all'acqua non pulita; e poi, tutti e 250 hanno a disposizione un unico bagno. Sono davvero in condizioni atroci". E il loro futuro non è chiaro: "Non si sa se verranno liberati o deportati - prosegue il religioso. Crediamo che la Libia non li lascerà circolare liberamente sul proprio territorio, perché li considera illegali. Per questo, noi chiediamo al governo italiano di farsi carico di questa situazione".
CNRmedia - 05/07/2010