Cronaca
"Per molti anni non abbiamo voluto ammettere di essere in guerra. Ora ci accorgiamo che dobbiamo combattere, probabilmente uccidere e probabilmente subire perdite". Così l'ex Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Mario Arpino, ai microfoni di Cnr Media.
"Per molti anni non abbiamo voluto ammettere di essere in guerra. Adesso tutti i veli, tutte le ipocrisie sono caduti. Ci accorgiamo che dobbiamo combattere, probabilmente uccidere e probabilmente subire perdite". Così l'ex Capo di Stato Maggiore della Difesa, Generale Mario Arpino, commentando il nuovo attacco contro un convoglio italiano in Afghanistan, dove hanno perso la vita sei militari.
Un'auto carica di esplosivo si è scontrata con due mezzi Lince, in missione di scorta ad un veicolo verso il comando Isaf. "I nostri mezzi sono migliori di quelli di tanti altri contingenti. I blindati Lince, presenti nell'attentato, sono invidiati perfino dagli americani. I mezzi sono ottimi, così come l'organizzazione" ha detto il generale Arpino, la cui critica si rivolge più in generale agli obiettivi internazionali in Afghanistan.
"Il problema è un altro. Noi - e con noi intendo tutto il sistema che sotto l'egida dell'Onu ha preso piede in Afghanistan - ci siamo posti degli obiettivi troppo ambizioni. Parallelamente abbiamo voluto fare tutto: cancellare tutto il male del mondo, l'oppio, la situazione dei diritti alle donne e allo stesso tempo impiantare una democrazia simile alla nostra". "Tutto questo non si può fare senza un controllo del territorio, che non c'è e non c'è mai stato" spiega il generale, che punta il dito contro il mancato impegno dei Governi. "Dopo la sconfitta dei talebani del 2001, tutti hanno deciso di dare molto volentieri fondi per costruire scuole e case senza rendersi conto che i talebani stanno tornando. Il territorio afgano è infestato per il 97% dai talebani".
(Cnr Media - 17/09/09)