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Approvato dal senato con 134 a favore, 99 contrari e 4 astenuti il decreto che taglia i contributi alle emittenti radiotelevisive. Salvati i giornali di partito. A rischio non solo la pluralità di informazione ma anche decine di posti di lavoro. Vita (PD): "Bonaiuti mi ha parlato di decisione assurda".
Bavaglio all'informazione radiotelevisiva italiana. Il decreto mille proroghe è legge. Tagliati i contributi all'editoria a radio e tv, ripristinati invece quelli a giornali di partito, cooperative vere o presunte dei giornalisti, testate no profit. L'informazione nel nostro paese è da oggi ancora meno libera. L'approvazione ha avuto l'appoggio incondizionato della maggioranza, nonostante solo questa mattina fosse stata promessa una modifica in senso contrario da parte del viceministro Paolo Romani. A rischio posti di lavoro, ma soprattutto l'informazione nel nostro paese.
Torna per il 2009, il diritto soggettivo ai contributi per i giornali di partito, le cooperative e le testate non profit, ma arrivano tagli per le emittenti locali e nazionali e per i giornali editi all'estero. Se ne vanno, per quanto riguarda questo comparto, le riduzioni per le utenze telefoniche, il rimborso dell'elettricità e i rimborsi per l'abbonamento alle agenzie di stampa.
"La restituzione del pieno diritto al finanziamento pubblico per 80 giornali - ha commentato il responsabile comunicazioni del Pd Paolo Gentiloni - è un risultato positivo, ma vengono sottratte risorse all'emittenza locale e ad altri mezzi di informazione''.
"Quello che ha approvato la Maggioranza in Parlamento è un fulmine a ciel sereno: si stava discutendo dei contributi alle radio, alle tv e ai giornali di partito. Strana coincidenza, gli organi di informazione di partito continueranno a ricevere i contributi che dovevano essere soppressi, mentre le emittenti locali si vedono sottratti i fondi. La conseguenza sarà un calo della possibilità di informare" - ha commentato invece a CNRmedia di Fabrizio Berrini, segretario generale dell'Aeranti-Corallo.
"L'effetto negativo principale - continua Berrini - sarà sull'occupazione all'interno delle radio, delle tv locali, delle agenzie che lavorano per le emittenti locali. Questi contributi che non erano cifre astronomiche, ma hanno permesso in questi anni di costituire un certo sistema redazionale. Ora, venendo a mancare, si registrerà una contrazione dell'impiego".
A fare le spese insomma sono i piccoli, o quantomeno tutte quelle realtà maggiormente slegate da vincoli politici e meno classificabili dal punto di vista della linea editoriale." La soppressione di queste provvidenze - ha commentato Marco rossignoli, coordinatore Aeranti-Corallo - mette a richio le attività di informazione delle radio e tv locali, già in difficoltà per la crisi economica". Difficoltà che si estenderanno inevitabilmente anche alle agenzie di informazione radiotelevisiva.
"Bonaiuti mi ha detto testualmente che si sono resi conto che la decisione è assurda e troveranno il modo di recuperarla. Probabilmente dentro il testo sullo sviluppo su cui sta lavorando il ministro Scajola. Si parla di una cifra intorno ai 18 milioni di euro, quindi niente di trascendentale. Per l'emittenza radiotelevisiva che sembrava ormai data per spacciata, quindi, qualche possibilità di recupero c'è ancora". Lo dice ai microfoni di CNRmedia il senatore PD Vincenzo Vita. "C'è un po l'idea che questo sia un settore piuttosto ostile al governo, ance se sappiamo che non è così. Quindi se qualcosa chiude, niente di male. Ecco perchè il Senato ha votato in questo modo" ha concluso Vita.
CNRmedia 25/02/10