Cronaca
"Dove c'è il rom scatta l'esclusione. Sono, ancora una volta, il nuovo capro espiatorio. A Sarkozy direi che per trovare consensi sarebbe meglio cercasse altre strade". Parla Don Virgilio Colmegna, fondatore della Casa della Carità di Milano, impegnato da anni nel lavoro di inserimento dei rom nella vita cittadina.
Che succede in Europa? Da dove arriva questo vento d'insofferenza che porta alle espulsioni generalizzate dei rom? Ne abbiamo parlato con Don Virgilio Colmegna, fondatore della Casa della Carità di Milano. Con il Comune da mesi tratta sugli sgomberi, sulle assegnazioni di case ai rom. Perché lui per primo si dice contrario ai campi. Ma non per questo bisogna sbatterli fuori.
"I rom sono ancora una volta il capro espiatorio. Siamo preoccupati per quello che succede perché si stanno formando sacche di integralismo xenofobo molto gravi. Perché la paura dei rom è una scorciatoia per affrontare la paura che dilaga nelle città. Ed è un paura che nasce dalle situazioni di abbandono della periferia, dalla povertà che cresce, dalle assistenze che crollano. Per le famiglie aumentano le difficoltà. E trovare un nemico, uno sfogo, è più facile. Stiamo attenti, perché continuando così anche da noi potrebbero scoppiare fenomeni come le banlieues francesi".
C'è una questione chiave in questa vicenda: quella della legalità. C'è chi dice, come la Lega, che la maggior parte dei furti sono a opera dei rom. Certamente non è vero ma è pur vero che i furti compiuti dalla comunità sono un problema...
"Sto dalla parte delle vittime. Sto con chi dice che sulla legalità ci deve essere il massimo rigore. I rom con cui collaboriamo sanno bene che su questo non accettiamo compromessi. Ma è bene chiarire un punto: chi vive la solidarietà non passa sopra la legalità. Anzi, su questi temi siamo i più intransigenti, perché se scopriamo che qualcuno fa il furbo gli accordi con loro saltano. E loro lo sanno bene. Ma voglio dire anche che la legalità va rispettata da entrambe le parti. E allora pretendo il massimo rispetto dei diritti: quello di cittadinanza, quello dei diritti delle famiglie. Che almeno si discuta del problema, che si mettano sul tavolo le questioni e non si lancino proclami populisti, razzisti e pericolosi"
Cosa direbbe a Sarkozy?
"Gli direi che per trovare consensi sarebbe meglio cercasse altre strade. E che, lui come molti altri, dovrebbe capire meglio il problema. Di cosa parliamo? Noi lavoriamo per rimandare in Romania chi vuole tornare, ma con un contratto stabile. Ricordiamoci che in Romania i rom sono il 10% della popolazione. Hanno contatti, hanno familiari. E allora non serve espellerli, bisogna fare in modo che riescano a costruirsi una vita anche laggiù. E come? Noi lavoriamo nella zona di Craiova. A Slatina c'è il più grosso stabilimento della Pirelli, 2mila dipendenti. Lo stipendio è sui 200 euro. Qui le borse lavoro garantiscono almeno 500 euro al mese. E allora come si fa a condannarli alla povertà? Chi parla di espulsioni non conosce nemmeno la situazione".
Daniele De Luca
CNRmedia 16/9/2010