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SARAH SCAZZI, UN OMICIDIO LUNGO 42 GIORNI


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Lo zio della ragazza confessa il delitto: "l'ho uccisa, poi l'ho violentata e seppellita". Non si avevano più notizie della giovane dal 26 agosto. La versione di Misseri, che sosteneva di aver ritrovato il cellulare di Sarah, non aveva convinto gli inquirenti. "Se mio padre è colpevole è giusto che paghi", dice Sabrina Misseri, cugina della vittima.



La tragedia di Sarah Scazzi ha inizio il 26 agosto, quando intorno alle due del pomeriggio esce di casa per raggiungere la cugina Sabrina Misseri: si erano messe d'accordo per passare il pomeriggio al mare.


La cugina non la vede arrivare e prova a chiamarla al cellulare, che prima squilla a vuoto, poi risulta spento. Dal quel momento Sarah scompare nel nulla, negli 800 metri di strada che vanno da casa sua a quella della cugina. Nei primi giorni si pensa a una fuga, forse verso Milano, dove vivono e lavorano il padre e il fratello piu' grande. Ma poi si fa strada l'ipotesi di un rapimento, magari da parte di uno sconosciuto o di un maniaco, anche se non si trascurano la pista familiare e quella della cerchia di amici.



Subito partono le ricerche nelle cave di Avetrana e nei pozzi, casolari e terreni della zona, fino a scandagliare le vicine province di Brindisi e Taranto. I carabinieri del Reparto Operativo e i Ros esplorano la sua vita: i primi amori, le frequentazioni, le amicizie scolastiche. Poi viene fuori che Sarah aveva annunciato una fuga che sarebbe durata una ventina di giorni. Ma neanche dopo quel periodo si fa viva.


Le indagini vanno avanti e finiscono per concentrarsi su varie ipotesi: da una conoscenza occasionale sulla rete alla badante rumena che in casa assiste il nonno malato di Sarah; dal raptus di un amico all'invidia per una eredita' che la madre della ragazza ha ricevuto dal padre adottivo.


Poi, il 28 settembre, la svolta: lo zio della ragazza, il 57enne Michele Misseri, dichiara di avere trovato il cellulare di Sarah in un uliveto tra Avetrana e Nardo'. L'uomo racconta di essere tornato nel campo per recuperare un cacciavite che aveva dimenticato e, tra la cenere, di avere visto il telefonino, bruciato e privo di scheda sim e batteria.


Dai primi esami dei Ris dei carabinieri emerge che il cellulare è stato gettato poco prima del ritrovamento. Una coincidenza, quella del ritrovamento casuale proprio da parte dello zio, che non convince gli inquirenti. Negli ultimi giorni i magistrati stringono il cerchio intorno a Misseri, che per depistare le indagini aveva anche riferito del rombo di un'auto passata davanti a casa sua proprio il pomeriggio della scomparsa.


Dopo dieci ore di interrogatorio Michele Misseri crolla: è stato lui a strangolare la nipote, nel garage di casa, lo stesso pomeriggio del 26 agosto, con una cordicella. E' stato il rifiuto della giovane alle sue avances, a scatenare la violenza dell'uomo. Poi ha abusato del suo corpo senza vita e infine lo ha gettato in un pozzo, all'interno di un casolare a due chilometri da Avetrana.
L'uomo, arrestato, è accusato di omicidio volontario aggravato.

CNRmedia  7/10/2010




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